Aikido Nippon Club Novara Arte Marziale Tradizionale Giapponese
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 - Aikido Nippon Club Novara

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Aikido Nippon Club Novara

L'aikidō (合氣道) in caratteri kyūjitai è un'arte marziale giapponese praticata sia a mani nude sia con le armi bianche tradizionali del Budō giapponese di cui principalmente: "ken" (spada), "jō" (bastone) e "tantō" (il pugnale).
La formazione marziale è un cammino lungo e costante nel tempo, che possiamo paragonare ad un’altalena, se osserviamo le improvvise accelerate e gli inattesi rallentamenti: può durare anche tutta una vita.
È come una lunga escursione, il cui panorama cambia continuamente sec­ondo il livello d’ascesa.
Colui che pratica le Arti Marziali, coinvolgendo in eguale misura
corpo e mente, avrà ripetutamente l’occasione di scoprire continue novità in se stesso, grazie alla pratica e all’approfondimento di un’Arte che, prima ancora di essere un’attività fisica, è una disci­plina di vita.

L’Arte Marziale, infatti, in qualunque disciplina si esprima, è in primo luogo un sistema di vita ed occa­sione di formazione alla vita stessa.
È qualcosa che por­tiamo sempre con noi, anche o soprattutto?
fuori dai contesti d’allena­mento.
È per questo che la formazione marziale, se con­dotta con criterio e cura, non può limitarsi all’apprendi­mento sterile di un elenco di tecniche, utile solo a gratifi­care un bisogno di collezionismo insoddisfatto, deve piuttosto consentire la crescita psicologica e fisica dell’indi­viduo, utilizzando come strumento formativo il movimento.
Esso, infatti, sintesi dell’espressione fisica ed emotiva (psicosomatica) dell’essere umano, è il veicolo attraverso il quale l’Arte Marziale, come l’arte psicoterapeutica, promuove l’evoluzione creativa dell’individuo.

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Letteralmente Aikido sta per “la via della forza armonica” ed è una disciplina che attinge al repertorio delle arti marziali, simulando una serie di attacchi, provenienti da uno o più aggressori, mettendo in pratica una serie di tecniche di autodifesa, creata per accrescere e migliorare il benessere psicofisico.
Scegliere quest’arte, proveniente dal lontano oriente, comporta prima di tutto una serena accettazione delle proprie possibilità e dei propri limiti, una disciplina che va oltre la marzialità, elevandosi a filosofia di vita, allenando inoltre l’uomo a porsi in una relazione non distruttiva con il prossimo.
Il fine dell’Aikido non è la vittoria sull’altro, quest’arte non contempla l’idea di una lotta, il prefisso stesso della parola aikido, AI, sta per amore, amore per se stessi, in cui il contrasto tra i contendenti non è terreno di scontro, ma un reciproco strumento di conoscenza nell’ottica futura di una sintesi superiore.

Tutti i movimenti effettuati si basano sul principio della rotazione sferica, utilizzando un ritmo potente, ma che non può causare danni ai praticanti.

Le qualità che s’intende affinare sono un aumento della forza dinamica sia fisica che spirituale, tolleranza e disponibilità verso il prossimo, rappresentata già nell’esigenza di risolvere armoniosamente i conflitti, attraverso tecniche di autodifesa non lesive per l’avversario.

L’Aikido non prevede restrizioni di età o sesso, ciononostante questa disciplina viene in maggioranza vista come qualcosa da uomini e frequentata in prevalenza da questi ultimi.

La motivazione che dovrebbe al contrario spingere le donne a praticarlo dovrebbe essere in primis il concetto di autodifesa, puntando non sulla forza, che non è esattamente la virtù di ogni donna, ma sulla coordinazione del proprio corpo, neutralizzando l’attacco nemico.
Un’arte marziale che mette soprattutto alla prova la capacità di reazione, impedendoci di fuggire impreparate e piene di panico.

L’aikido permette una padronanza del proprio corpo, intesa anche come apertura di spirito e rispetto della vita.

Maggiore sarà la perfezione dell’esecuzione, maggiore sarà la coordinazione tra la mente che comanda l’azione e il corpo che la esegue, senza l’opposizione del pensiero cosciente.

Questo tipo di allenamento non può essere definito sport poiché i principi fondanti dell’aikido rifiutano il concetto di competizione, motivo per cui non vengono effettuate gare, tutto è incentrato soltanto sul rispetto e l’educazione, lontana dalla prevaricazione.

La filosofia che contraddistingue l’aikido non solo non è esclusiva degli uomini ma è vicina all’universo femminile, proiettato a una pacifica risoluzione dei problemi, rigettando la violenza a favore di un’accettazione gioiosa di sé stessi e del mondo che ci circonda, mettendo soprattutto le donne e gli uomini sullo stesso piano, sia sul tatami (il tappetino nel quale vengono eseguite le lotte) quanto nella vita.

 

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L'origine dell'aikiken: la kashima shinto ryu 

Il ken è una delle armi fondamentali di tutta la koryu giapponese, e Ueshiba sicuramente praticò, e con profondità, quest’arma, tanto che la Sua pratica lasciò duratura impronta negli aspetti fondamentali dell’Aikido.

La questione dell’origine dell’Aikiken sembra abbastanza chiara grazie alla sua documentazione storica. Negli archivi preguerra della Kashima Shinto Ryu (una koryu giapponese centenaria, che può essere fatta risalire al secolo XV) sono registrati Ueshiba e svariati suoi alunni (incluso Zenzaburo Akazawa, un interessante personaggio del quale parleremo più avanti) come studenti che hanno realizzato il keppan, la firma col sangue.

Secondo Stan Pranin, che raccoglie testimonianze vicine, Ueshiba invitò il Soke del Kobukan Dojo, che realizzò un’istruzione portata avanti in questa scuola.
Anche se Ueshiba non praticò in prima persona, osservò attentamente gli allenamenti che senza dubbio lasciarono segni significativi nel Budo che praticava in quel momento.
È importante non confondere questa scuola con la Kashima Shin Ryu , della quale parleremo più avanti. Esistono anche riferimenti allo studio di Ueshiba di altre scuole, concretamente la Katori Shinto Ryu e la Yagyu Ryu (quest’ultima agli inizi del 1900, mentre era soldato nell’esercito), ma non esistono fonti che permettano di affermarlo con certezza, se non nel secondo caso e comunque in maniera approssimativa. 
L’impronta della Kashima Shinto Ryu risulta ancora evidente nell’aikiken del dopo guerra, codificato a Iwama e trasmesso da Saito Sensei. 

 Di fatto, il primo kumitachi dell’aikiken è quasi identico a quello della Kashima Shinto Ryu.

L’origine tecnica dell’aikiken sembra quindi evidente. Un aspetto ulteriore è come Ueshiba adottò la Kashima Shinto Ryu nel suo Budo nel processo di maturazione. 

I kumitachi di una scuola di spada rappresentano la maniera attraverso la quale apprendere alcuni principi basici (kamae, maai, timing, angoli di attacco, tra gli altri), che costituiscono il nucleo della pratica marziale in ciascun caso. Non sappiamo (nessuno si è preoccupato di studiarlo) se Ueshiba adottò tutti i principi inseriti nei kumitachi della Kashima Shinto Ryu, ma sì, sappiamo che alcuni di quelli diedero all’Aikido in via di formazione, un carattere diverso dalla Daito Ryu insegnata da Takeda.

Più precisamente: Takeda insegnava una scuola di spada, la Ono Ha Itto Ryu, completamente diversa dall'aikiken (e all’origine del kendo). Questa scuola presenta kamae frontali, con i piedi quasi paralleli, e si caratterizza per la sua aggressività come strategia di combattimento.

La Kashima Shinto Ryu al contrario, è cugina di una kamae più aperta (proprio delle koryu pensate per il campo di battaglia, come anche la Katori Shinto Ryu), aggressiva ma con il corpo in posizione di allerta, senza un’attitudine minacciosa verso l’avversario con la spada, approfittando delle debolezze dell’opponente tanto esponendosi leggermente per provocare un attacco, quanto saggiando l’abilità fisica e lo stato mentale del nemico.

Il suo punto focale nel combattimento è basato su movimenti circolari (o spirali), più che sull’attaco diretto. 

Le kamae adattate a cominciare dalla Kashima Shinto Ryu, sono quelle che conosciamo come ainhanmi e hitoemi, anche se in qualcosa modificate dallo stesso Ueshiba. Queste kamae sono, sicuramente, uno dei grandi contributi della Kashima Shinto Ryu all’Aikido.

E nella Daito Ryu, che possiede una messa a fuoco molto simile a quella dell’Ono Ha Itto Ryu, di fatto non esistono. 
Così sembra, osservando tutte le foto che conosciamo di O’Sensei a partire dalla fine degli anni ’30. 

Perché dubbi che Ueshiba adottò questa scuola ve ne sono. Ma, in qualunque caso, abbiamo prove sufficienti per tracciare l’origine dell’aikiken.