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Riprendono i Corsi di Aikido all’aperto Protocollo Covid

Riprendono i Corsi di Aikido all’aperto
Protocollo COVID
Solo armi
Per informazioni chiamare il numero :
+ 39 335 216142
mail: o-ka-mi@libero.it
www.aikidonovara.com
Libera partecipazione gratuita
L’Aikido è una disciplina dalle forme morbide particolarmente indicata per coloro che vogliano coniugare un movimento fluido, intenso e armonioso con la consapevolezza e la padronanza della propria mente.
In questa prospettiva ciascuno, indipendentemente dall'età, dal sesso, o dalle condizioni fisiche di partenza, può trovare nell'attività marziale un beneficio psicofisico che va ben oltre l'acquisizione di una pur interessante ed efficace capacità di autodifesa.

IL BOKKEN
Il bokken (bo = legno ken = spada) è parte integrante della tradizione e della storia del Giappone.
Il legno fu indubbiamente uno dei primi materiali utilizzati dall’uomo per costruire un arma, in Giappone fu grazie al diffondersi delle scuole e degli stili di combattimento del kenjitsu ryu che il bokken assunse un ruolo di grande importanza, usare spade vere negli allenamenti era molto pericoloso e causava spesso la morte o gravi ferite quindi cominciarono ad usare una spada di legno accuratamente modellata e sagomata, per conferirle la somiglianza e la sensazione di una spada vera.
Alcune fonti attribuiscono la nascita e la scoperta del Bokken al maestro Tsukahara Bokuden dopo un memorabile duello con Miyamoto Musashi, teoria un po’ leggendaria e poco logica dal momento che appare irrealistico credere che in una paese con una tradizione marziale già millenaria all’epoca di Tsukahara cioè a cavallo del 1500 nessuno avesse ancora pensato di allenarsi con un bastone di legno robusto che riproducesse la forma, l’equilibrio ed il peso di una spada, quello in epoca antica probbabilmente non era il bokken che siamo abituati a vedere oggi, le sue dimensioni assomigliavano di piu al Tachi la spada lunga usata a cavallo di conseguenza
i ken di quel periodo si aggiravano sui 120/130 cm come quello usato da Miyamoto Musashi con il quale vinse diversi duelli contro spade vere. Via via che i vari ryu creavano i loro metodi e stili, i bokken subirono variazioni nella forma e nella fabbricazione diventando diversi da scuola a scuola.
La storia del bokken fu profondamente influenzata dalle leggi dello Shogunato.
I rappresentanti delle varie scuole di Kenjitsu verificavano l’efficacia delle loro tecniche in Shinken Shobu (duelli con le spade vere) ciò, ovviamente, comportava la morte del perdente o in alcuni casi, di entrambi i contendenti, furono emanati quindi alcuni editti che proibivano lo Shinken Shobu. Il bokken fu il sostituto naturale nei duelli e, sebbene non tagliasse comunque provocava gravi danni e in alcuni casi anche la morte, quindi succesivamente anche questa arma fu vietata riservandola esclusivamente ai Kata e introducendo lo Shinai per i duelli (spada formata da strisce di bambù tenute insieme da legacci di cuoio) quella che tuttora viene usata nel Kendo.
IL JO
La storia del JO si perde nella leggenda, in effetti è difficile dire quando sia stata inventata quest’arma, un semplice bastone della lunghezza di un metro e venti e di circa tre cm di diametro.
Esistono diverse teorie riguardo l’origine del JO. Molti credono che si sia sviluppato come naturale variante del BO, un lungo bastone della lunghezza di m. 1,80.
La maggior parte degli studiosi di storia delle armi ritiene che il BO giapponese derivi direttamente da quello cinese, l’unica differenza tra i due modelli è che quello giapponese ha le estremità smussate, mentre quello cinese no.
Relativamente semplice da costruire e dai costi limitati (di norma si usa legno di nespolo o di quercia) il suo successo fu enorme nell’ambito delle arti marziali tanto che è stato adottato da 316 ryu (scuole riconosciute).
I primi nella storia ad usare il BO furono i cosiddetti Yamabushi, o sacerdoti guerrieri, dell’epoca Kamakura (1185 – 1333).
L’influenza cinese fu enorme, dal momento che i sacerdoti giapponesi spesso studiavano per lunghi anni in Cina e che quindi oltre agli studi filosofici apprendevano anche le tecniche delle arti marziali,
che riportavano in patria, una volta ritornati. Non passò molto però che anche il Giappone sviluppò proprie scuole a partire dalla Tenshin Shoden Katori Shinto Ryu, fondata da Izasa Ineao (1387 – 1488), la prima scuola ufficiale dell’uso del BO di cui si abbia menzione.
E’ naturale che da un’arma così lunga, anche se molto efficace, si sia arrivati nel tempo anche allo sviluppo di una più maneggevole, e qui entra in scena la leggenda. Verso la fine del XVI secolo viveva in Giappone un famoso samurai di nome Muso Gonnosuke.
Come tutti i guerrieri dell’epoca anche lui aveva studiato vari stili di arti marziali, ma la sua arma preferita rimaneva il BO. Aveva fama di prode ed invitto combattente, fino a quando non incontrò colui che viene comunemente considerato il più grande spadaccino giapponese di tutti i tempi, ossia Myamoto Musashi. Nel duello che ne seguì Muso usò il bo e fu sconfitto dal metodo di Musashi, la “Nito Ryu”, che consisteva nel combattere non con una sola spada come era tradizione, bensì con due (sia la Katana che la Wakizashi). Musashi avrebbe potuto uccidere Gonnosuke, ma rispettando la sua abilità, lo risparmiò.
I due si separarono con rispetto reciproco.
Gli anni passarono ma Muso trovava difficile convivere con la cocente sconfitta.
Frustrato abbandonò la sua scuola e si ritirò in eremitaggio sul monte Homan, sottoponendosi ad una severa disciplina atletica e cercando l’ispirazione divina. La leggenda racconta che ricevette una guida divina che gli inviò il messaggio di “essere cosciente con gli organi di un tronco”.
Muso interpretò la frase nel senso che avrebbe dovuto creare una versione più corta de bo.
Foggiò una versione di 1,20 m. di lunghezza con un diametro più piccolo, circa 3 cm.
Lo costruì con il legno di quercia bianca, della qualità più resistente che potè trovare e chiamò l’arma JO.
Creò un Kata di 12 movimenti base ed aggiunse atemi (colpi a mani nude sui punti vitali dell’avversario) quando si arrivava al corpo a corpo.