Aikido Nippon Club Novara Arte Marziale Tradizionale Giapponese
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 - Aikido Nippon Club Novara

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Dopo averle messe a confronto con tutte le regole imposte per una eventuale riapertura di giugno, abbiamo deciso che DOJO NIPPON CLUB NOVARA resterà chiusa fino a settembre.

La nostra speranza è che tutta questa paura che sono riusciti ad infondere sparisca prima di allora e che dopo l’estate si possano avere nuovamente le palestre aperte senza tutti questi vincoli.

Mi dispiace molto, ma farlo alle condizioni imposte sarebbe stato per noi più controproducente che altro.
Tutte le nostre Arti Marziali vivono di contatto e di allenamenti di gruppo, dai primi minuti di riscaldamento fino al combattimento e non certo di distanziamento.
Allenarsi come vorrebbero imporci può avere senso come propedeutica ogni tanto, ma non certo come regola.

Sono molto rammaricato, ma al momento riteniamo che non si possa fare altro che lasciare tutto in pausa ancora per altri 3 mesi.

Vogliamo comunque salutare ogni Tesserato e tutti coloro che in questi mesi ci hanno espresso il loro appoggio e la loro solidarietà e ringraziare in particolar modo coloro che nonostante tutto sarebbero voluti tornare ugualmente al Dojo.

Continueremo a tenere tutti aggiornati se dovessero esserci ulteriori novità.

Auguriamo una buona estate e speriamo di rivedere ognuno di voi a settembre.

 - Aikido Nippon Club Novara

 

 

Letteralmente Aikido sta per “la via della forza armonica” ed è una disciplina che attinge al repertorio delle arti marziali, simulando una serie di attacchi, provenienti da uno o più aggressori, mettendo in pratica una serie di tecniche di autodifesa, creata per accrescere e migliorare il benessere psicofisico.
Scegliere quest’arte, proveniente dal lontano oriente, comporta prima di tutto una serena accettazione delle proprie possibilità e dei propri limiti, una disciplina che va oltre la marzialità, elevandosi a filosofia di vita, allenando inoltre l’uomo a porsi in una relazione non distruttiva con il prossimo.
Il fine dell’Aikido non è la vittoria sull’altro, quest’arte non contempla l’idea di una lotta, il prefisso stesso della parola aikido, AI, sta per amore, amore per se stessi, in cui il contrasto tra i contendenti non è terreno di scontro, ma un reciproco strumento di conoscenza nell’ottica futura di una sintesi superiore.

Tutti i movimenti effettuati si basano sul principio della rotazione sferica, utilizzando un ritmo potente, ma che non può causare danni ai praticanti.

Le qualità che s’intende affinare sono un aumento della forza dinamica sia fisica che spirituale, tolleranza e disponibilità verso il prossimo, rappresentata già nell’esigenza di risolvere armoniosamente i conflitti, attraverso tecniche di autodifesa non lesive per l’avversario.

L’Aikido non prevede restrizioni di età o sesso, ciononostante questa disciplina viene in maggioranza vista come qualcosa da uomini e frequentata in prevalenza da questi ultimi.

La motivazione che dovrebbe al contrario spingere le donne a praticarlo dovrebbe essere in primis il concetto di autodifesa, puntando non sulla forza, che non è esattamente la virtù di ogni donna, ma sulla coordinazione del proprio corpo, neutralizzando l’attacco nemico.
Un’arte marziale che mette soprattutto alla prova la capacità di reazione, impedendoci di fuggire impreparate e piene di panico.

L’aikido permette una padronanza del proprio corpo, intesa anche come apertura di spirito e rispetto della vita.

Maggiore sarà la perfezione dell’esecuzione, maggiore sarà la coordinazione tra la mente che comanda l’azione e il corpo che la esegue, senza l’opposizione del pensiero cosciente.

Questo tipo di allenamento non può essere definito sport poiché i principi fondanti dell’aikido rifiutano il concetto di competizione, motivo per cui non vengono effettuate gare, tutto è incentrato soltanto sul rispetto e l’educazione, lontana dalla prevaricazione.

La filosofia che contraddistingue l’aikido non solo non è esclusiva degli uomini ma è vicina all’universo femminile, proiettato a una pacifica risoluzione dei problemi, rigettando la violenza a favore di un’accettazione gioiosa di sé stessi e del mondo che ci circonda, mettendo soprattutto le donne e gli uomini sullo stesso piano, sia sul tatami (il tappetino nel quale vengono eseguite le lotte) quanto nella vita.